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Carlo Morganti

Il concetto base che dà il senso all’ iniziativa culturale “OPERA AL CENTRO” credo sia quello di permettere agli artisti di presentare le proprie opere al pubblico in modo diretto, avulso da inopportune intermediazioni commerciali e dove protagonista unica è appunto l’Opera: testimone implacabile della capacità di un artista di emozionare lo spettatore.

L’Arte ha il compito di generare emozioni, di trasportarci in una dimensione del reale parallela alla realtà stessa, di far viaggiare con l’immaginario, di donare il “sogno” dell’immaginario, e proprio perché tutto ciò avvenga non è necessaria la presentazione spesso farraginosa del “critico di turno”. Le emozioni si provano a prescindere da tutto fuorché dalle opere stesse.

Un artista oggi commenta i lavori di un’altra artista comunicando semplicemente le impressioni ricevute, fornendo una propria chiave di lettura possibile. Intendono essere solo valutazioni personali, saranno poi le opere a parlare più compiutamente.

Guardo queste “marine” di Edvige Lombardo e vedo tempeste dell’anima. Nulla è concesso qui alla formula disciplinata d’un paesaggio marino. Trovo primordiale forza espressiva, quasi fosse l’incipit del caos nella creazione del mondo. Passione e moto vitale! Mi viene da pensare che non sia l’artista ad osservare e rappresentare il mare, quanto quel mare interiore a sollecitare l’artista quasi ad imporgli la propria presenza: tutto è così rimescolato, coinvolto, intimo. Mare, cielo, vento, diventano un tutt’uno nel vortice di colori drammatici scolpiti a spatola sulla tela di una vita intera. Atmosfere wagneriane in cui tutto si fa “Tannhäuser-overture”, passioni forti, dolore e gioia si fondono, si mescolano insieme nel ciclone d’un Romanticismo dai colori giallo, arancio, rosso, viola, nero, blu e ancora arancio. Colori che risuonano come battaglie in sinfonie di drammi. Colori che t’afferrano e ti salvano l’anima annegandoti in quel mare di eterno moto di passioni.

Ora le figure: la donna è ermetica, soggetto dominante. Protagonista unica coi suoi volti da sfinge, remota come mondi lontani, inaccessibile. Immobile e ambigua sfida a carpire il segreto che la abita, lei costantemente divisa nella complessità del suo essere. Donne solenni con volti solenni, i colori son gli stessi delle “marine” e anche qui il mare c’è ma s’è fatto sostanza di corpo femminile, non c’è Romanticismo ma introspezione e sogno. Corpi sospesi, lontani da tutti e da tutto quello che circonda fisicamente, tendenti a luoghi lontani nel tempo e nello spazio, spatolati con consapevole arroganza d’un orgoglio femminile.

Tutto è intessuto di realtà e fiaba adulta in questo giardino che è il mondo del crudo esistere. Tutto è vissuto su di una linea d’ombra, tutto è in bilico tra luce e tenebra, dubbio e passione e quel che rimane è follia dell’arte.
Buona visione.
Carlo Morganti

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